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| E’ veramente un momento felice per le fortezze
dell’antica cinta dei forti sabaudi. All’inizio di luglio è stato
inaugurato in pompa magna e finalmente riaperto al pubblico, dopo più
di vent’anni di chiusura, e di estenuanti restauri che sembravano non
aver fine, il grande forte di Exilles, uno dei più antichi monumenti
della nostra valle; in Val Chisone il Forte di Fenestrelle, aperto già
da anni alle visite, ospita un grande cantiere per il restauro dei palazzi
situati nell’opera di S. Carlo. Al di là delle Alpi, la fortezza
dell’Esseillon in Savoia sta lentamente tornando all’antico splendore,
grazie ad oculati interventi promossi da un’associazione locale e dalle
autorità del dipartimento. Ultima, ma non per questo meno importante,
la fortezza di Bard: anche qui un enorme cantiere che trasformerà
nel giro di pochi anni il vecchio manufatto militare in un polo di grande
attrazione turistica e culturale per la Valle d’Aosta, Proprio poco
fa, la Fin Bard, la società di capitali creata dalla regione autonoma
Valle d’Aosta per promuovere gli interventi al forte, ha inaugurato la
piccola ed interessante mostra InfoBard
ospitata nella suggestiva Casa Challant del borgo medievale del villaggio.
Un allestimento che permette al turista di capire che cosa accadrà
tra pochi anni al grande forte che sbarra il primo tratto del bacino della
Dora Baltea. Un’opera fortificata che, per certi versi, ha una storia
simile al Forte di Exilles: nacque infatti, al pari di questi, come castello
medievale a controllo di un tratto strategico della strada che, attraverso
l’intera Valle d’Aosta, si dirigeva ai valichi del Piccolo e del Gran
S. Bernardo. Rimase, fin da subito, alle dirette dipendenze dei Duchi
di Savoia. Subì, nel corso dei secoli, parecchi assedi: memorabile
fu senza dubbio quello del maggio 1800, esattamente due secoli fa, quando
il forte creò non pochi problemi alla marcia dell’Armata di Riserva
del primo console Napoleone Bonaparte, sceso nuovamente in Italia contro
gli Austriaci. E toccò proprio a Napoleone, che aveva già ordinato di radere al suolo il forte di Exilles, far distruggere anche questo “vilain castel de Bard” che si era sciaguratamente opposto alla sua fiera volontà dominatrice. Nel periodo della restaurazione (1830-38) Bard risorse ad opera del governo sardo, seguendo di una decina d’anni il nuovo forte di Exilles. C’è ancora qualcosa che accomuna queste due grandi opere fortificate: il progettista del nuovo forte di Bard, il capitano del Genio Francesco Antonio Olivero, lavorò anche ad Exilles, dove creò l’Avanforte e il Blockhaus. Il parallelismo tra le due fortezze e la visita di questa piccola mostra che mi permetto di consigliare a tutti coloro che avranno voglia di farsi un giro in Valle d’Aosta, mi stimola a formulare alcune considerazioni sul recupero e sul futuro di queste grandi opere d’arte militare.
Conservare la memoria storica del passato
è senza dubbio un obiettivo della massima importanza; ma il recupero
strutturale e funzionale di questi enormi complessi costa alla comunità
una quantità incredibile di denaro. E’ quindi giusto chiedersi se
l’esborso di tali cifre porti poi ad effettive ricadute per l’immagine,
l’economia e la popolazione del luogo in cui le opere sorgono. In poche
parole, occorre dare una risposta a due importanti quesiti: 1) Una
volta che le grandi fortezze sono state recuperate, che cosa ne facciamo?
2) Tutto quello che verrà realizzato potrà avere un’efficace
ricaduta sul territorio in maniera da giustificare lo stanziamento di denaro
pubblico a suo tempo stabilito? Una piccola risposta può venire
dall’esposizione InfoBard. Il programma per il futuro è stato dettagliatamente
evidenziato dai responsabili del progetto: innanzitutto il Forte diverrà
museo di se stesso, in quanto la sua presenza, la sua mole, è già
in primo luogo un monumento dell’architettura difensiva. Naturalmente il
grande contenitore sarà riempito con mostre sulla fortificazione
e con un museo della cultura alpina, cioè di “quell’insieme di elementi
ambientali, storici e culturali che connota la specificità dei luoghi
alpini” illustrando “il cambiamento dell’immagine e dell’uso della montagna
dal Settecento ai giorni nostri, attraverso le prime esplorazioni a scopo
scientifico, la visione degli artisti romantici, la nascita dell’alpinismo
e lo sviluppo del turismo”.
InfoBard – Casa Challant – Bard. Fino al 2002. Orario: da maggio a settembre, tutti i giorni, escluso lunedì, 10-19. Ottobre, marzo, aprile dal venerdì a domenica, 10-17. |