BATTERIA CHABERTON (CESANA, TO)
La Batteria Chaberton in
una foto degli anni Trenta
In Valle di Susa le fortezze non mancano:
ve ne sono centinaia, grandi e piccole, distribuite in un arco cronologico
che va dal medioevo fino all’epoca contemporanea. Ma fra di esse, solo
la Batteria dello Chaberton riesce tuttora ad emanare un fascino irresistibile,
che richiama ogni estate centinaia di appassionati e di escursionisti.
Una fortezza tra le nuvole che, dall’alto dei suoi ben 3130 metri di altitudine
domina solitaria Cesana, l’alta Valle della Dora e il pianoro del Monginevro,
e le cui rovine sono ancora oggi ben distinguibili nelle limpide giornate
dal fondovalle. E’ incredibile constatare come la storia e le vicende di
questo autentico nido d'aquila, avvolte in un pesante manto di segretezza
richiesto dalle esigenze militari, abbiano potuto suscitare nel quarantennio
della sua esistenza, un fascino così sensibile e misterioso.
La decisione di costruire un'opera fortificata
di quel tipo e a quell'altitudine, considerando le circostanze e l'epoca
nella quale venne meditata, fu oltremodo coraggiosa. La speciale Commissione
per la Difesa dello Stato, nel progettare una sistemazione sostanzialmente
difensiva della frontiera occidentale italiana, aveva anche previsto la
realizzazione di alcune batterie particolari poste in prossimità
del confine, le cosiddette opere autonome ad azione lontana: postazioni
armate con cannoni di medio calibro aventi una funzione dichiaratamente
offensiva, in grado cioè, di colpire obiettivi rilevanti posti nel
vicino territorio nemico.
Lo Chaberton presentava ottime condizioni
per installarvi un’opera autonoma ad azione lontana. Dalla vetta del monte,
dominando completamente la conca di Briançon, si era in grado di
agire sulle numerose batterie che facevano parte della munita piazzaforte
francese, tutte particolarmente vulnerabili perché poste ad una
quota sensibilmente più bassa.
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I lavori per la realizzazione della Batteria
Chaberton vennero avviati nell’estate del 1898, appena completata la lunga
rotabile che, salendo dal defilato vallone di Fenils, raggiungeva il Colle
dello Chaberton e la vetta del monte. La direzione del cantiere fu affidata
al maggiore del Genio Luigi Pollari Maglietta della Direzione di Torino:
nell’agosto del 1906 i primi cannoni da 149/35 salirono in vetta, furono
montati nelle cupole e, il mese successivo, effettuarono alcuni tiri di
esercitazione verso Rochers Charniers e il Colle di Costa Piana.
L’interno della fortificazione era improntato
alla massima semplicità: su due lunghi corridoi che percorrevano
tutto l’edificio si aprivano vari locali, destinati ad ospitare le camerate,
i magazzini, l'infermeria, il comando, le cucine. Sul tetto della costruzione,
a distanza di sei metri l’una dall’altra, si alzavano otto torri cilindriche
in muratura rivestite da blocchetti di calcestruzzo: alte poco più
di sette metri, sorreggevano alla cima le casematte metalliche con le artiglierie.
Le casematte erano formate da una cupola
di lamiera, di forma assai simile a quelle delle batterie marine, ma priva
di una vera e propria corazzatura: essa era libera di ruotare su se stessa
di 360° per mezzo di una corona dentata fissata all'estremità
superiore della torre. Ognuna alloggiava un cannone da 149/35, uno dei
più efficienti e precisi pezzi di artiglieria allora disponibili:
l'installazione, messa a punto dalla casa Armstrong, era caratterizzata
da una copertura di lamiera metallica alquanto sottile, non più
di 5 cm, in grado di riparare il personale solo dalle schegge di granata,
mentre di solito, nelle batterie corazzate dello stesso periodo, si preferiva
adottare una spessa cupola in acciaio tale da essere perfettamente sicura
nei confronti dei proiettili di medio e di grosso calibro.
quella a pozzo. La minor protezione delle
casematte fu sicuramente dettata dall’esigenza di proteggere i materiali
e gli uomini dalle intemperie, piuttosto che dal tiro nemico. I progettisti
del forte lavorarono nella convinzione che non esistesse un’arma a tiro
curvo con delle caratteristiche di potenza tali da colpire con efficacia
un obiettivo posto a così grande altezza, come lo Chaberton. Se
il ragionamento poteva avere una certa validità ai primi del secolo,
quando la batteria vide la luce, solo una ventina di anni più tardi,
con la comparsa di nuovi materiali e con l'esperienza maturata nella Prima
Guerra Mondiale, tale certezza sarebbe rapidamente sfumata e il forte avrebbe
assunto sempre più l’aspetto, come si scrisse, di “una bella donna
sfiorita troppo presto”.
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La batteria, a differenza di altre fortificazioni
di alta quota, fu costantemente presidiata, tranne nel periodo 1915-18
e in quello immediatamente successivo. D'inverno era sorvegliata da un
plotone di trenta alpini al comando di un tenente, tratto a rotazione mensile
dai battaglioni Fenestrelle ed Exilles del 3° Reggimento: nella bella
stagione il presidio era costituito in massima parte dagli artiglieri al
servizio dei pezzi.
Nel 1938 lo Chaberton venne inquadrato
nell'ottavo Reggimento di artiglieria Guardia alla Frontiera (515^ batteria
GaF).
Nella breve Guerra delle Alpi del giugno
1940, nonostante fosse ormai inadeguato per concezione tecnica, lo Chaberton
venne chiamato a sostenere il suo compito. I Francesi, che da anni
avevano ritenuto la fortificazione italiana alla stregua di una reale minaccia,
avevano preparato con cura la risposta da rivelare al momento opportuno.
Appena iniziate le ostilità, mascherarono abilmente nel vallone
di Cervierès due batterie di potenti mortai da 280 mm, i soli in
grado di colpire, grazie alla loro traiettoria fortemente parabolica, un
obiettivo posto ad altitudine così elevata.
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PER VISITARE LA BATTERIA CHABERTON
Accesso stradale: si raggiunge Clavière (1760 m) con la ss 24 del Monginevro: prima del posto di frontiera italiano, si prende a destra una strada, sulla sinistra idrografica del Rio Secco, che termina all'albergo Miravalle.
Itinerario: si prende un sentiero che entra
nel bosco, tenendosi sempre sulla sinistra idrografica del torrente. Ad
un bivio si attraversa il rio fino alla carrozzabile che proviene da Montgenèvre.
Si percorre questa fino al suo termine, presso le Grange Les Baisses (2029
m, 0,50 ore da Clavière). Si sale quindi a nord, verso il dosso
sopra le baite. Si attraversa il vallone delle Baisses fino al ricovero
Sette Fontane (2257 m). Da qui il sentiero si dirige a nord est, varca
un corso d'acqua e sale molto ripido nel vallone laterale, fino a guadagnare,
con un ultimo traversone, il Colle dello Chaberton (2671 m, 2,10 ore da
Clavière).
Dal colle si sale sulla strada militare
che proviene da Fenil in direzione della vetta. Con una serie terminale
di stretti tornanti si raggiunge il piazzale della batteria a 3130 m (3,30
ore da Clavière).
Periodo consigliato: luglio-settembre.
Cartografia: Istituto Geografico Centrale
1:50000 n. 1 Val di Susa-Val Chisone.