Ma come venivano
costruite queste rotabili che, ancora oggi, affascinano perché
sono ben diverse dalle strade di nuova concezione, che invece hanno
effetti devastanti sull'ambiente alpino? Le militari invece, quasi non
si vedono. Perché, prima di tutto, esse venivano tracciate con
un percorso molto defilato al tiro nemico, allo scopo di salvaguardare
il passaggio dei materiali di rifornimento e degli uomini che dovevano
salire in zona di operazioni.
Non esistendo ancora le macchine movimento terra, l'apertura del tracciato
veniva fatta a forza di mine e a forza di braccia. In un secondo tempo
si sistemava il selciato. Lo scorrimento delle acque piovane era il
peggior nemico: se l'acqua finiva sulla sede stradale erodeva la superficie,
provocando frane e smottamenti. Pertanto si realizzavano con cura le
opportune canalizzazioni, evitando che il flusso deviasse lungo il tracciato
della rotabile; si rivestiva inoltre lo sterro con delle pietre, sistemate
in genere a coltello, così da favorire lo scorrimento dell'acqua
senza che questa potesse incidere la superficie del selciato.
Particolare cura veniva poi data alla realizzazione dei muretti di scarpa,
cioè quelle strutture che dovevano sostenere la strada e le scarpate
laterali. Questi muretti venivano sempre assemblati con pietre da taglio,
spesso di notevoli dimensioni. Ancora oggi la presenza e la particolare
fattura di tali elementi costruttivi consentono anche al profano di
riconoscere l'origine militare del percorso.
Per superare forti pendenze si ricorreva all'uso del tracciato a tornanti,
badando di allargare la sede della rotabile nelle curve a gomito, soprattutto
per agevolare la manovra dei pesanti traini di artiglieria: ne sono
un tipico esempio i tornanti della strada Susa-Colle delle Finestre,
nel tratto che da Meana sale al Colletto o i tornanti del Vallone dei
Morti, sulla Pian dell'Alpe-Colle Assietta. Nei terreni difficili non
era raro ricorrere alla posa di notevoli opere d'arte, quali ponti ad
arco o gallerie. Nelle Alpi occidentali (Val Susa) è famosa la
Galleria Saraceni, lunga circa 800 metri, sulla rotabile Fenils-Pramand-Jafferau.
Nell'alta Valle Gesso e in Valle Stura (CN) troviamo gallerie a gomito
(gallerie tornanti); un'altra galleria si ritrova su una rotabile delle
Alpi Liguri, al Passo della Garlenda, tra Triora e Molini di Triora
(IM).
Nei tornanti e lungo i rettilinei erano previsti adeguati allargamenti
della sede rotabile, che facilitavano l'incrocio o la sosta dei mezzi.
Ad intervalli regolari si stabilivano anche dei posti tappa, per far
riposare sia gli animali da trasporto (muli e buoi), che sopportavano
il peso del traino, che gli artiglieri e i soldati. Queste piazzole
di sosta comprendevano quasi sempre la presenza di una fontana e di
una vasca destinata all'abbeveraggio delle bestie da soma; talvolta
nei pressi vi era una cantoniera, cioè un piccolo edificio dove
trovavano ricovero gli attrezzi necessari alla manutenzione della strada.
In talune zone di particolare valore strategico, cioè presso
i valichi, sui pianori di alta quota, nelle radure al riparo delle creste,
sorgevano i baraccamenti, edifici in muratura, con tetto piano o a due
falde, ricoperto da pesanti lastre di ardesia grigia. L'interno, improntato
alla massima semplicità, era costituito da un'unica grande camerata,
dove, su brande, dormivano i soldati. L'ufficiale aveva a disposizione
un piccolo vano, sistemato alla testata del ricovero; dall'altro lato
vi erano invece i locali con le latrine per la truppa. Nei ricoveri,
oltre all'immancabile stufa a legna, veniva sempre mantenuta una dotazione
indispensabile alla sopravvivenza del presidio che li avrebbe occupati:
legna, coperte, acquavite, gallette, carne in conserva, zucchero, pasta,
lardo, tutto l'occorrente insomma per fare il rancio e per dormire.
Accanto ai ricoveri potevano esserci cisterne, stazioni della rete di
comunicazione ottica, depositi, persino piccole riservette per gli esplosivi.
Dalla fine del XIX secolo lungo le rotabili militari alpine apparvero
i pali delle linee telegrafiche e telefoniche che univano le varie piazze
fortificate.
La strada militare più ardita del fronte occidentale fu senza
dubbio la Fenils-Chaberton, lunga 13 chilometri. Fu costruita tra il
1891 e il 1900: nel tratto tra Fenils e le Grange Quagliet arrivò
a misurare fino a tre metri di larghezza, con raggi di curvatura inferiori
a 8 metri ed allargamenti di 5 metri ogni 3-4 chilometri. Da qui alla
vetta la pendenza si manteneva stabile sul valore del 10%. Nel 1940,
anno in cui la strada raggiunse il massimo dell'efficienza, il tracciato
poteva essere percorso con le autocarrette OM33, i primi mezzi a trazione
integrale del nostro esercito. Tra l'altro, per la presenza del famoso
forte, fin dagli anni Venti dello scorso secolo veniva mantenuta sgombra
dalla neve anche nella cattiva stagione. Purtroppo l'abbandono conseguente
al passaggio dello Chaberton alla Francia e l'incuria della manutenzione,
hanno ormai quasi cancellato le tracce di questa importante opera di
ingegneria stradale che, raggiungendo quota 3130 metri, fu di fatto
la più alta d'Europa.
Mauro Minola