UN FORTE, UNA STORIA

LE STRADE MILITARI DELLA VALLE DI SUSA (TO)

Itinerari in alta quota per scoprire antiche fortificazioni

 

 

Da un po’ di tempo a questa parte si registra un notevole interesse per il recupero e la valorizzazione delle antiche strade militari del Piemonte. Per conoscere meglio alcune realtà presenti in Valle di Susa proponiamo qui alcuni itinerari che possono essere agevolmente percorsi da tutti, anche in auto o in moto. Si raccomanda però ai frequentatori delle strade di alta montagna, che siano a piedi, in auto o in moto, di rispettare rigorosamente tutte le disposizioni regionali e comunali - e i regolamenti dei parchi naturali - relative alla tutela dell’ambiente. Questo permetterà una fruizione più completa di tali beni, limitando le proteste degli ambientalisti più radicali che, giustamente allarmati dalla scarsa sensibilità ecologica dei turisti domenicali, premono ogni giorno di più sulle amministrazioni locali per chiudere definitivamente al traffico motorizzati tali tracciati.


 

LA STRADA PRAMAND-FOENS-JAFFERAU

La strada militare Pramand-Foens-Jafferau è senza dubbio uno dei bei tracciati d’alta quota della Valle di Susa: si parte dal tratto della statale 24 che da Exilles conduce a Salbertrand. Ad un bivio sulla destra (indicazioni Pramand- Grange della Valle), si prende una strada, che con alcuni tornanti raggiunge la borgata Fenil. Passiamo di fianco quindi alla colonia "Maria Ausiliatrice" che occupa il sito del Forte Fenil, costruito nel 1891 per controllare la sottostante piana di Salbertrand. Il forte era armato con ben 8 cannoni da 12 ARC/Ret, collocati in una unica grossa casamatta protetta da una lastra in ghisa spessa oltre 20 cm.
Al secondo bivio, prendiamo la strada per il Forte Pramand. Dopo la frazione Moncellier la strada non è più asfaltata, occorre procedere con prudenza per tutti gli altri otto chilometri, nei quali il tracciato si sviluppa sul fianco del monte, superando diversi impluvi. Tra questi segnaliamo in particolare l’impluvio del rio Secco, superato da un robusto ponte, oltre il quale la salita è più difficoltosa, anche per la presenza di numerose pietre sul fondo stradale, e il rio Chanteloube, attraversato da una corta galleria con funzione di paravalanghe.
Finalmente si giunge al Colletto Pramand (2087 m)
A sinistra, presso gli ormai diruti baraccamenti a servizio del presidio, si prende una stretta carrozzabile che sale verso sud est, in un ambiente aereo e selvaggio, fino alla piatta vetta del monte Pramand, interamente occupata dai ruderi dell'omonimo forte.
La batteria è costituita da un solido edificio di forma rettangolare in conglomerato cementizio, con volta alla prova, ancora ricoperta dai reticolati. Sulla copertura si vedono i pozzi delle installazioni Armstrong dove vi erano i cannoni da 149/35 A protetti da una cupola di acciaio a forma di testuggine dallo spessore di oltre 15 cm. Oltre a godersi il meraviglioso panorama, il visitatore potrà rendersi conto del vastissimo campo di azione delle artiglierie della batteria, dallo sbocco delle valli di Bardonecchia e di Oulx, alla catena dello Jafferau, alla dorsale dell'Assietta.
Ritornando al colletto Pramand, non è da trascurare una fermata ai marcati ruderi della batteria di appoggio predisposta sull'impressionante costone roccioso che strapiomba sulla verticale di Pont Ventoux. Qui, al momento del bisogno, sarebbero stati schierati altri 4 pezzi da 149, conservati nel magazzino di artiglieria della batteria. Alla sinistra delle piazzole, sul ripidissimo fianco, vi era l'osservatorio dell'opera.

 
Gli imponenti ruderi della batteria corazzata del monte Pramand


Procedendo sulla strada principale, si supera dapprima una corta galleria, quindi si giunge all’apertura della ben lunga Galleria dei Saraceni, rilevante opera di ingegneria stradale realizzata nel primo dopoguerra per evitare le continue frane a cui andava soggetta la vecchia rotabile che correva al di sotto della selvaggia bastionata rocciosa delle Grotte dei Saraceni. Il tunnel, lungo circa 800 metri, è stato recentemente restaurato. Se lo si percorre in auto, occorre stare attenti che è molto stretto e non consente l’incrocio di due veicoli, fatta eccezione per una piazzola costruita a metà del tracciato interno. I pedoni lo possono evitare, uscendo, dopo poche decine di metri, da un’apertura a sinistra che immette su un sentiero piuttosto esposto - l’originaria strada militare - che passa sotto le Grotte dei Saraceni.Si tratta di due enormi caverne, ben visibili anche dal fondovalle, dovute all’erosione delle acque provenienti dalla sommità del Monte Seguret. La tradizione popolare vuole che tali grotte fossero i covi delle temute bande di predoni saraceni che infestarono la Valle di Oulx all'inizio del secolo X. Secondo una leggenda all'interno della grotta più grande sarebbe nascosto il favoloso tesoro del califfo Abdullah Hassa.
All'uscita della galleria, superati i ruderi di alcuni baraccamenti, si contorna la conca e si arriva al bivio di quota 2316 m. Svoltiamo a sinistra per Forte Foens (la strada non è sempre agibile, conviene accertarsi delle condizioni per non avere spiacevoli sorprese).

 
L'imbocco della Galleria dei Saraceni


Forte Foens fu eretto nel 1897-98 su un costone roccioso che scende dalla linea di cresta sommitale, a monte della borgata Foens da cui prese il nome, in posizione alquanto arretrata, in modo da dominare il settore centrale della valle del torrente Bardonecchia, e, dirimpetto, i pericolosi passaggi dalla Grand Hoche al Colle della Mulattiera.
Superato il muro di difensiva anteriore, in parte diruto, si entra nell'ameno piazzale della batteria, occupato quasi interamente da un solido edificio rettangolare con volta alla prova, dove si trovavano gli alloggiamenti ed i magazzini. Con una rampa erbosa a fianco dell'ingresso si può salire sulla copertura della costruzione, dove troviamo le piazzole dei 4 cannoni da 15 ARC/Ret su affusto da posizione e puntati verso ovest, sulla conca di Bardonecchia.
Dal bivio di quota 2316 m dell'itinerario per il Foens, saliamo a destra (soltanto con mezzi fuoristrada) raggiungendo Colle Basset. Da qui saliamo, con numerosi e ripidi tornanti (5 km), alla vetta del monte Jafferau, occupata interamente dai resti dell'omonima batteria. Il percorso è segnato dai ruderi, a volte imponenti, di numerosi baraccamenti eretti alla fine del XIX secolo per servire le varie batterie campali di alta quota.
La Batteria Jafferau, realizzata nel 1896-98 sulla cresta del monte omonimo, risultò una delle fortificazioni più alte delle Alpi, seconda solo alla famosa Batteria Chaberton che sorge sopra Cesana e Claviere. L’opera fortificata fu in servizio fino all’ultima guerra e i suoi cannoni colpirono ripetutamente la zona di Modane, la stazione ferroviaria, il paese e i numerosi forti francesi che ostacolavano l’attacco italiano iniziato il 21 giugno 1940.
Dalle piazzole della linea pezzi, che presentano marcati i resti dei paioli di artiglieria, si può apprezzare un magnifico colpo d'occhio su tutte le cime della conca di Bardonecchia.

 

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