UN FORTE, UNA STORIA

IL TELEGRAFO OTTICO DELL'ASSIETTA(TO)
Le piazzole di artiglieria della Batteria Gran Costa

 

Sono pochi i turisti che riescono a distinguere tra gli edifici ormai diroccati della Piazza Militare dell'Assietta, vittime del tempo e dell’incuria umana, i resti di un interessante ed ancora poco studiato sistema di comunicazione impiegato per collegare tra di loro le varie opere fortificate; un sistema ottico che sfruttava l’uso di innovativi, almeno per quei tempi, apparati di trasmissione riparati in piccole stazioni fisse.
Le baracche delle stazioni ottiche sono tuttora ben visibili sulla Punta del Mezzodì, sulle sponde del Lago Grande del Gran Serin e alla Batteria Orientale della Gran Costa: erano costituite da modeste costruzioni di metri 4 per 5, a un solo piano fuori terra. L’interno possedeva un solo locale, che aveva al centro il sostegno del cavalletto dell’apparecchio diottrico posto al vertice delle visuali che, attraverso feritoie orientate, collegavano la stazione agli altri capisaldi.
La stazione ottica della Gran Costa Orientale permetteva di comunicare con quella del Lago Grande Gran Serin (Lago Grande) e con il caposaldo della Scala Reale del Forte di Fenestrelle, ancora oggi esistente. Il Lago Grande era in collegamento con la Batteria Pampalù del Rocciamelone e con Susa, con la stazione che si trovava negli edifici dell’antico Forte di S. Maria, dove vi era anche la Colombaia militare. Facendo ponte sul Pampalù e sulla stazione di Punta del Mezzodì si potevano inviare messaggi alla stazione del Forte di Exilles, situata nella Seconda Tenaglia; il forte era a sua volta collegato otticamente con Forte Fenil e Forte Sapé. I messaggi, tradotti in codice Morse, venivano trasmessi tramite lampi di luce. Per la trasmissione si disponeva di due tipi di apparecchi: la stazione eliografica, attraverso un sistema di specchi riflettenti di forma quadrata, convogliava i raggi luminosi del Sole in una feritoia diagonale, strettamente orientata nella direzione della stazione ricevente. La stazione diottrica invece, utilizzabile anche nelle ore notturne, impiegava comuni lampade a petrolio a fuoco fisso.
Un sistema complesso dunque che, nell’intenzione degli ufficiali del Genio militare di fine Ottocento, avrebbe dovuto garantire la comunicazione tra i forti staccati: in realtà funzionò poco perché, come ognuno di noi ben sa, in montagna la nebbia e la scarsa visibilità non sono poi così rare come gli ideatori di questo mezzo avevano ingenuamente pensato. Così, poco per volta, il telegrafo e il telefono sostituirono i sistemi di comunicazione ottica, lasciandoli solo come opzione di riserva.