Sempre più spesso, soprattutto sui social network, si assiste alla tendenza di francesizzare i nomi delle fortificazioni italiane passate in territorio francese in seguito al Trattato di Pace di Parigi del 1947. Il fenomeno riguarda in particolare i forti dello sbarramento del Moncenisio e del Colle di Tenda, che, loro malgrado, cambiarono sovranità pur conservando la propria identità storica.
Ecco allora comparire denominazioni come Fort de Ronce, Fort Variselle, Fort Central, Fort Tabourde o Fort de Giaure, al posto degli originari Forte Roncia, Forte Varisello, Forte Colle Alto, Forte Taborda e Forte Giaura.
L’origine di questa consuetudine è facilmente spiegabile. Le moderne carte topografiche francesi hanno recepito i territori acquisiti dopo il 1947 adattando alla lingua francese la toponomastica esistente. Una scelta comprensibile dal punto di vista amministrativo, ma che non dovrebbe estendersi alla denominazione storica delle opere fortificate.
Seguendo un criterio filologico e storico, infatti, questi edifici dovrebbero continuare a essere identificati con il nome attribuito al momento della loro costruzione. Si tratta di opere progettate e realizzate dal Genio Militare italiano tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nell’ambito del grande programma di rafforzamento del confine occidentale.
Il Campo Trincerato del Moncenisio nacque in seguito ai provvedimenti urgenti approvati nel 1874 e comprendeva i forti Varisello, Cassa e Roncia. Il Campo Trincerato del Colle di Tenda venne invece realizzato a partire dal biennio 1880-1882 con sei opere principali: il Forte Colle Alto, situato sulla dorsale del valico e spesso, ma impropriamente, indicato come “Forte Centrale”, affiancato dalle batterie Margheria, Pernante e Giaura, schierate lungo la cresta che sale verso la Rocca dell’Abisso, mentre sul versante opposto trovavano posto le batterie Taborda e Pepino, lungo la dorsale diretta al Becco Rosso.

Cartina dal sito limone-on.com
Sono, a tutti gli effetti, fortificazioni italiane. Dal settembre 1947 appartengono alla Francia, ma il trasferimento di sovranità non ne ha modificato l’origine, la storia né il nome con cui furono concepite, progettate e costruite. Anzi, il passaggio alla Francia ha avuto un effetto paradossalmente positivo: queste opere sono state escluse dalle demolizioni previste dal Trattato di Pace per numerose fortificazioni rimaste in territorio italiano, giungendo così fino ai nostri giorni in condizioni di conservazione spesso migliori di quelle dei loro analoghi rimasti oltre confine.
Per questo motivo riteniamo che l’impiego delle denominazioni originali italiane non sia una semplice questione linguistica, ma un doveroso rispetto della storia e dell’identità di queste fortificazioni.