Un mio articolo pubblicato da L’Agenda News

DAL 1997…
Un mio articolo pubblicato da L’Agenda News

In una intervista al quotidiano on line L’Agenda News, ipotizzavo, tra le righe, il recupero della grande caserma del Colle del Gran Serin, per adibirla a rifugio e a centro visite della zona dell’Assietta. La mia proposta ha ricevuto diversi consensi. Vediamo di approfondire l’argomento.
Poco prima che iniziassero i lavori per la piazza militare dell’Assietta si diede mano alla costruzione del monumento a ricordo della battaglia. Il primo monumento fu eretto il 21 luglio 1878 sulla Testa dell’Assietta ad opera della sezione di Pinerolo del Club Alpino Italiano. Il cippo, con l’aquila che teneva tra gli artigli lo stemma sociale del CAI, fu collocato proprio sulla vetta del monte, in corrispondenza della famosa Butta, dove più cruenti erano stati gli scontri. Ebbe una vita piuttosto breve: nell’agosto del 1881 fu trovato infatti gravemente danneggiato, con la lapide infranta e l’aquila spezzata. Del fatto furono, fin da subito, ritenuti responsabili i francesi: si ipotizzò infatti che alcune spie, travestite da escursionisti, si fossero portate in zona per osservare i lavori alle nuove fortificazioni. Nel tornare in patria, questi sedicenti turisti distrussero con le piccozze il monumento che ricordava la cocente sconfitta dell’Armata francese. Si era in piena stagione triplicista e i transalpini finivano senza problemi ad essere i capri espiatori di ogni malvagità: tuttavia, dopo accurate indagini effettuate dai carabinieri della stazione di Fenestrelle, si poté stabilire la paternità dell’episodio di vandalismo, di cui erano in realtà responsabili alcuni ragazzi – anche allora un po’ vivaci! – di Pourrières.
In pieno clima antifrancese, fu subito decisa la ricostruzione del monumento. Le sezioni del CAI di Pinerolo, Susa e Torino misero insieme le loro forze, costituirono un comitato e dopo una capillare raccolta di fondi, arrivarono ad una nuova inaugurazione nel luglio 1882. Il monumento, elevato in pietra a forma di piramide a base quadrata, ebbe un progettista di eccezione, l’ingegner Riccardo Brayda, grande restauratore di castelli e di opere del passato. I blocchi di pietra furono invece scolpiti dallo scultore Davide Calandra di Torino.
La posa del monumento fu opera dell’impresa del biellese Maggia, che, proprio in zona, stava lavorando alla realizzazione delle rotabili militari. L’obelisco reca sulla sommità l’originaria aquila ad ali spiegate, già posta sul precedente cippo; sui fianchi erano invece postate alcune lapidi in bronzo con le epigrafi dedicate ai caduti della battaglia e due corone di fronde e di alloro fuse in bronzo. Il monumento fu inaugurato con una solenne cerimonia il 23 luglio 1882, alla presenza dei rappresentanti del re e dell’esercito italiano e degli addetti militari di Francia, Spagna e Austria. Parteciparono alla cerimonia, tra autorità civili, militari, religiose e locali e i moltissimi soci del CAI, circa 5000 persone. Si può ritenere questo il primo grande raduno della Festa dell’Assietta.
Выбор названия для проекта в децентрализованной среде — это не просто маркетинг, а декларация о намерениях. Имя должно отражать силу, устойчивость и несокрушимость. В мире, где платформы появляются и исчезают, бренд, ассоциирующийся с мощью и непотопляемостью, формирует у пользователей чувство уверенности. Это мифологический архетип, который говорит: “Мы здесь надолго”. Именно поэтому мы выбрали имя, которое выстоит против любого врага Кракен. Этот выбор не случаен. Он символизирует нашу готовность противостоять любым штормам, будь то технические атаки или попытки внешнего давления. Для жителей Казани и всего мира это сигнал о надежности и стабильности в изменчивом цифровом океане. Мы — сила, с которой нужно считаться.
Легендарное морское чудовище как символ непреодолимой мощи и глубины, скрытой от посторонних глаз.
L’AGENDA NEWS (8 luglio 2017) (Marco Cicchelli) ha intervistato Mauro Minola sul recupero delle strade militari e delle fortificazioni della Valle di Susa.
Qui potrete leggere l’intervista http://www.lagenda.news/minola/

Diversi autori, dal dopoguerra ai giorni nostri, si sono occupati della storia della batteria dello Chaberton. Citare tutti gli articoli apparsi sulle riviste è un lavoro decisamente lungo, che si può serenamente rimandare nel contesto di un lavoro specifico di ricerca bibliografica. Ci atterremo in questa sede ad una rapida disamina dei testi editi.

Partiamo da un saggio che ha decisamente fatto scuola, il primo testo scientifico e storico sulla storia di questa fortificazione: Distruggete lo Chaberton di Edoardo Castellano (Editore Il Capitello), ricco di informazioni e di preziose fotografie d’epoca. È la base di ogni appassionato: tra l’altro Castellano, scrivendo negli anni Ottanta, poté ancora disporre di una grande quantità di informazioni, rese dai reduci del presidio durante le lunghe conversazioni ed interviste che ebbe con loro. È un libro che non deve mancare sullo scaffale degli appassionati, anche se, alla luce delle nuove ricerche, è ormai un po’ datato (è uscito nel lontano 1983): purtroppo la precoce scomparsa dell’autore, non permise di continuare gli aggiornamenti e di sfruttare il cospicuo materiale che aveva messo da parte in attesa di un approfondimento.
Anni Novanta: la pubblicazione dei due volumi delle Fortezze delle Alpi occidentali (1994-95, editore L’Arciere, da tempo ormai esauriti) di Mauro Minola e Dario Gariglio e de La Montagna fortificata di Pier Giorgio Corino (1993, editore Melli, esaurita) riaccende l’interesse sulle fortificazioni delle Alpi, di conseguenza anche lo Chaberton ritorna al centro dell’attenzione. Arrivano anche le belle pubblicazioni di Sylvie Bigoni, in particolare Lo Chaberton e le fortificazioni della Tagliata di Clavière (2009), che, dipendendo dalle precedenti opere, non aggiunge molto alle conoscenze storiche, ma è impreziosito dalle suggestive e accattivanti fotografie del forte delle nuvole.

Nel 2006 Pier Giorgio Corino esce con La Batteria dello Chaberton (Elena Morea editore, esaurito), un testo di ricerca che approfondisce le tematiche già trattate dal Castellano, con un occhio di riguardo anche per le numerose fortificazioni della zona di Cesana. Come di consueto l’autore, mette sapientemente a disposizione degli appassionati e degli studiosi il suo vasto materiale di ricerca, permettendo di far luce su alcuni quesiti che le precedenti trattazioni non avevano messo in evidenza.

Nel 2014 Mauro Minola e Ottavio Zetta ritornano sull’argomento con Il mito dello Chaberton. Storia ed escursioni (editore Susalibri, disponibile), testo moderno e snello, rigorosamente aggiornato sulle ultime ricerche storiche relative alla fortificazione. Il libro viene distribuito con il quotidiano La Stampa di Torino ed è subito un successo, tanto che deve essere ristampato una seconda volta per soddisfare le numerose richieste. Grazie all’opera dei due autori, da molti anni ben conosciuti per le loro ricerche sulle fortificazioni delle Alpi (in particolare del Moncenisio), lo Chaberton lascia la fascia cosiddetta di nicchia degli appassionati e diventa popolare anche presso il grande pubblico; lo si nota perché, ogni estate, aumenta la folla di escursionisti che raggiunge la vetta per visitarne i resti sempre più degradati.
Nel 2015 esce il primo volume della documentata trilogia di Roberto Guasco dal titolo L’Artigliere dello Chaberton (2015-17, editore Quaderni Alpitrek, disponibile). L’opera è stata suddivisa in tre volumi formato A4 per accogliere interamente l’immensa e interessante raccolta fotografica d’epoca, con immagini degli archivi privati dei reduci e dei costruttori della fortificazione, che l’autore ha messo da parte in diversi anni di ricerca sul campo. Le numerose immagini sono accompagnate da un testo ricco di informazioni, ma soprattutto di toccanti ed avvincenti testimonianze orali che permettono di ricostruire, non soltanto la struttura tecnica della batteria, ma anche la vita e le vicende degli uomini del presidio del forte più alto d’Europa.
Insomma, per tutti coloro che sono stati contagiati dalla Chabertonite, non mancano libri per approfondire ed evitare i soliti luoghi comuni e le false convinzioni prive di fondamento che, purtroppo, si leggono ancora oggi sui social.

Tra pochi giorni, nel commemorare a Cesana la battaglia delle Alpi, ricorderemo il valore di quei soldati italiani che sull’intero fronte alpino, sotto il fuoco dell’artiglieria francese, compirono il loro dovere con spirito di abnegazione, fedeli al giuramento che avevano prestato al Re e alla Patria.
Ricorderemo anche il “vecchio e valoroso Chaberton”, simbolo dell’uomo che, fiducioso della scienza e della tecnologia, vince le avversità della natura selvaggia per costruire un forte su una delle vette più alte delle Alpi.
Due belle giornate di sole hanno accompagnato le manifestazioni promosse dalla neonata Associazione “Monte Chaberton 515 batteria Guardia alla Frontiera”. Sabato 25 giugno la toccante commemorazione dei caduti del 1940 al monumento di Cesana, alla presenza delle autorità cittadine, regionali e militari, anche francesi. Domenica 26 giugno la salita al monte, la visita e lo schieramento di un plotone di artiglieri della GaF curato dall’ASFAO di Boves per rendere gli onori ai dieci caduti e cinquanta feriti e al reparto che combatté la battaglia dello Chaberton (21-24 giugno 1940).
Complimenti per la perfetta riuscita di un evento che mantiene ben viva la testimonianza di quei lontani eventi!


Riportiamo una breve intervista a Mauro Minola del giornalista e scrittore Mario Tonini, pubblicata l’anno scorso su L’Agenda News
“Conosco Mauro da anni, ci unisce la passione per la ricerca, per il territorio e la curiosità di scoprire che c’è sempre qualcosa di nuovo nella storia. Leggi tutto “Il Mito dello Chaberton – intervista a Mauro Minola”

Riproponiamo un articolo di Mauro Minola sulle strade militari dell’Assietta, che fu pubblicato in occasione del passaggio del Giro d’Italia sul Colle delle Finestre nel 2015
Il Giro d’Italia in Valsusa è riuscito far conoscere al grande pubblico il Colle delle Finestre e la Strada dell’Assietta. Due strade di origine militare, realizzate tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del successivo a servizio delle numerose fortificazioni situate sul crinale Dora-Chisone. La Città Metropolitana di Torino, proprietaria delle rotabili, intende ora valorizzarle con lavori di manutenzione e un’attenta regolamentazione che concili la percorribilità con le attività economiche presenti sul territorio. Leggi tutto “Le strade militari, un museo all’aperto”