RECUPERARE IL GRAN SERIN, PERCHÉ NO?

Nell’intervista che ho rilasciato pochi giorni fa al quotidiano on line L’Agenda News, ipotizzavo, tra le righe, il recupero della grande caserma del Colle del Gran Serin, per adibirla a rifugio e a centro visite della zona dell’Assietta. La mia proposta ha ricevuto diversi consensi. Vediamo di approfondire l’argomento.

La grande caserma denominata in origine “Baraccamento” e poi “Conte di San Sebastiano” venne realizzata a partire dal 1890-91 per sostituire quattro baraccamenti in legno, della capacità di 100 uomini ciascuno, che occupavano già dai primi anni del XIX secolo l’intaglio del Colle Gran Serin (2587 m). Fu progettata per diventare il comando della piazza militare ottocentesca dell’Assietta.

La caserma era costituita da un tozzo recinto in muratura di pianta rettangolare, dotato di feritoie. Il lato ovest era addossato allo scarpamento della montagna, gli altri tre terminavano in un fossato largo e profondo quattro metri, completamente rivestito da muri di scarpa e di controscarpa e difeso da una piccola caponiera sullo spigolo nord-est.

All’interno, disposti lungo i lati maggiori, si trovavano due edifici: il Baraccamento Ufficiali, formato da un corpo centrale a due piani, con i locali destinati ad alloggio degli ufficiali, e da due ali laterali ad un solo piano che ospitavano le cucine della truppa, i magazzini per i viveri e materiali ed una cisterna. Di fronte, sull’altro lato del cortile, sorgeva un fabbricato destinato a caserma per la truppa a due piani. Si accedeva alla caserma superando il fossato per mezzo di un ponte mobile che, a differenza di altre fortificazioni della zona, era retrattile, accorgimento adottato per ovviare al problema dei consistenti accumuli di neve.

Il complesso poteva alloggiare ben 500/600 uomini, ma i suoi servizi (forno da pane, magazzini viveri, vestiario e altro materiale del genio e di armeria) pote­vano sopperire ai bisogni di una forza molto maggiore. La caserma servì soprattutto la grande Batteria del Gran Serin, che era sorta nel 1897 sull’omonima cima, a poca distanza dai baraccamenti del colle. Nella caserma, oltre agli artiglieri e ai fanti deputati alla difesa dell’Assietta, soggiornarono anche importanti personaggi: il 25 agosto 1898 il duca Emanuele Filiberto d’Aosta, assiduo frequentatore delle manovre alpine salì all’Assietta e, data l’ora tarda, si fermò una notte nella camera del comandante del baraccamento del Gran Serin. L’indomani poté così assistere ai tiri di artiglieria della Batteria Gran Serin, i cui pezzi aprirono il fuoco in direzione dei valloni attorno al Gran Mouttas. Cannonate che rimbombarono per tutta la valle, rassicurando la popolazione contro un’eventuale invasione dei francesi: gli abitanti della valle potevano stare tranquilli, l’Assietta, con le sue nuove fortificazioni, avrebbe ancora una volta difeso l’Italia.

Nel 1901, di fronte al grande Baraccamento, fu realizzato un altro edificio adibito a scuderia, molto simile nella struttura a quello già realizzato.

 

La caserma Conte di San Sebastiano al Gran Serin (foto di Claudio Bonifazio)

Il colle era servito da una rotabile militare che partiva dal Pian del Frais (anzi dalla sottostante Batteria della Losa di Gravere) e saliva dapprima all’Alpe d’Argueil quindi, attraverso i pascoli, al Lago del Gran Serin e all’intaglio del valico. Una rotabile molto importante, perché costituiva un raddoppio dell’itinerario di alta quota (Colle delle Finestre-Punta Mezzodì-Colle Vallette-Gran Serin) permettendo di raggiungere l’Assietta anche dalla Valle di Susa, senza passare per il Colle delle Finestre. Questa strada è ora solo percorribile in auto nel tratto Pian del Frais-Alpe Argueil. Il tratto superiore, dopo alcuni interventi di ripristino compiuti negli anni Novanta, è stato chiuso al traffico veicolare, anche per l’inclusione nel territorio del Parco Alpi Cozie. Come purtroppo accade quando si verifica questa evenienza, il tracciato si è molto degradato, perdendo le caratteristiche di rotabile. È così scomparsa una testimonianza di archeologia militare alpina di fine Ottocento, che meritava di essere conservata e valorizzata diversamente.

Se qualche ente locale, uscendo dal pernicioso immobilismo tipico dei nostri tempi, avesse la voglia di trovare i fondi, anche con l’intervento di capitali privati come fanno gli amici francesi al di là del confine, si potrebbe pensare seriamente ad un recupero della caserma del Gran Serin. Per che cosa farne? Un rifugio, un museo di archeologia militare dell’Assietta, un osservatorio astronomico, un centro naturalistico o di ricerca del Parco Alpi Cozie, sono tante le idee che ho sentito e che, probabilmente sentiremo ancora.

E la strada? Recuperata, ma con un accesso regolamentato, meglio con una navetta estiva, mentre si potrebbe, nella stagione invernale, promuovere le escursioni con gli sci, come già di fatto accade su questo itinerario. Sarebbe un buon modo per far rivivere anche il turismo che gravita sulla bella stazione di Pian del Frais, che nonostante l’effetto Olimpiadi, non ha ancora trovato la sua collocazione.

Che dire? Per quanto mi riguarda, da studioso delle fortificazioni e della valle, a me spetta il compito di far conoscere e promuovere il patrimonio di testimonianze storiche che esiste e che si sta purtroppo rapidamente degradando. A chi amministra, in nome e per conto dei cittadini, spetta l’iniziativa.

 

Per approfondire si veda Mauro Minola, Assietta. Storia ed escursioni, editore Susalibri.

2 pensieri riguardo “RECUPERARE IL GRAN SERIN, PERCHÉ NO?”

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    Strade, mulattiere militari e fortificazioni sarebbero da recuperare (come in zona dell’Adamello) dando la possibilità alle scolaresche di visitarle e capire cosa riuscivano a costruire un tempo senza i mezzi di oggi.

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